Spesso si sente dire che la politica è un teatrino. Definizione che ho sempre rifiutato, almeno fino al momento in cui non ho potuto toccare con mano che, in politica, non conta cosa dici quanto contano le parole che altri ti mettono in bocca.
Mi spiego con un esempio: all’ultimo consiglio comunale, ho terminato il mio intervento dichiarando che, per risolvere i problemi emersi con la comunità musulmana, come per tutti i problemi, “il dialogo è non solo possibile, ma necessario, vorrei dire obbligatorio. Ma non a tutti i costi né a qualsiasi condizione“.
Pochi minuti dopo mi è stato detto che io, di fatto, ho negato il dialogo.
L’opposizione aveva proposto una mozione affinché il consiglio comunale creasse un tavolo di dibattito e confronto con i giovani musulmani dell’associazione Seconda Generazione.
Argomento “caldo” su cui ho deciso di dire anche io quello che pensavo - allontanandomi momentaneamente dalla postazione di Presidente del Consiglio, rispettando l’imparzialità del ruolo - e svolgendo la mia funzione di consigliere, come potete vedere nel video pubblicato.
Le mie osservazioni, già espresse nell’intervento nel blog, sono state fraintese e volutamente strumentalizzate dall’opposizione. Cioè, non si è voluto cogliere il contenuto dell’intervento. Ma piuttosto scambiare delle osservazioni per un atto politico.
Temo, infatti, che alcuni consiglieri abbiano confuso il piano personale e dialettico con quello politico.
Ribattono a quello che si dice come se tutto avesse una dimensione politica e, al contrario, non propongono alcuna alternativa agli atti politici. Forse perché non ne sono in grado? Mi rifiuto di crederlo.
Certo che, non si può continuare solo con dibattiti, discussioni, tavoli chiarificatori senza alcuna proposta concreta.
Così anche i temi della libertà di culto, della laicità dello stato, del rispetto dei diritti fondamentali e della parità uomo donna - tutti valori che stanno alla base del nostro vivere civile - si sono trasformati in una questione banalmente politica.
Una strumentalizzazione per dipingere una situazione in cui c’è la destra cattiva, che impedisce ai musulmani di pregare e la sinistra buona, che si mette totalmente in gioco per garantire il diritto medesimo.
Purtroppo tutto questo è un errore:
a) perché il consiglio Comunale di Treviso non è certamente il luogo giusto per parlare di tematiche che riguardano Costituzione, immigrazione, equilibri tra Stato e Chiesa, ecc.
b) perché la compattezza della minoranza è scricchiolata pesantemente con il rischio di reiezione della mozione già dai propri banchi.
c) perché dopo due ore di (inutile?) dibattito il proponente ha ritirato l’argomento
Pochi giorni fa Michele Serra su Repubblica ha scritto: “Se la parola-totem della sinistra, da molti anni a questa parte, è "complessità", a costo di far discendere da complesse analisi e complessi ragionamenti sbocchi politici oscuri e paralizzanti, comunque poco intelligibili dall'uomo della strada, quella della destra (vincente) è semplicità.”
Credo che i cittadini di Treviso meritino e si aspettino altro.
Mi rammarico di questo scivolone per due ragioni:
Anzitutto perché i cittadini ci hanno eletto per discutere dei loro problemi concreti e ci chiedono quindi, come amministratori locali, semplicemente di lavorare per migliorare la qualità della vita quotidiana.
Secondo perché il momento sociale ed economico che viviamo imporrebbe a tutti una concretezza che, al momento attuale, mi pare ancora tutta da costruire.
Prendo comunque un impegno, quello cioè di comunicare in modo più chiaro e diretto possibile il mio pensiero, in modo che non venga frainteso. Confidando che le minoranze prendano l’impegno ad ascoltare prima di giudicare.
Renato Salvadori
giovedì 2 ottobre 2008
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4 commenti:
Sono seduto tra i banchi dell'opposizione ma quasi nulla ho a che fare con questa mozione, mi sarei infatti astenuto a prescindere dal ritiro della stessa e mi sono soprattutto ben guardato dall'intervenire. Però la verità va detta tutta presidente, questa mozione era stata presentata al consiglio precedente e Lei ha ritenuto di escluderla usando un cavillo procedurale. Personalmente sono convinto che di qualsiasi questione si debba parlare e confrontarsi, questo blog ad esempio dovrebbe servire a questo. Le grandi democrazie, nel mondo, parlano, discutono, lo fanno a lungo Presidente, e solo dopo decidono. Ogni qualvolta che nel suo ruolo istituzionale Lei evita una discussione, la nostra democrazia perde qualcosa.
David Borrelli
Consigliere comunale
Lista Civica GrilliTreviso
Caro David,
pur condividendo quasi tutto ciò che dici, ti ricordo che siamo chiamati insieme a Governare sul piano amministrativo una cittadina capoluogo di provincia.
Quindi non ai grandi temi, totalmente al di fuori della nostra portata, ma bensì alle questioni che attengono la quotidianità dei nostri concittadini.
Per questo discutere è utile ma non per sempre e non di tutto.
Renato Salvadori
Concordo, a livello personale, sul suo discorso riguardante il piano delle discussioni. Sono pragmatico per natura e il discuture del nulla non entusiasma nemmeno me. C'è però una sottile differenza nei ruoli, io sono un semplice consigliere comunale, ho il dovere di attivarmi ed esaminare il lavoro dell'amministrazione, od interrogarla sulle tematiche che penso possano interessare i miei concittadini. La sua figura è un tantino diversa, lei è presidente del Consiglio Comunale, Lei deve garantire la massima democrazia all'interno di tale organo, perciò, anche se Lei non concorda su una qualsiasi tematica, è a mio avviso, suo dovere, proporla al Consiglio. Saranno poi i consiglieri tutti, a decidere attraverso i loro interventi, se dedicare alla questione proposta 10 minuti o 4 ore.
Le pare?
Con il suo consenso continuerò a frequentare questo blog. Magari un giorno avrò l'onore di leggerla anche sul nostro.
Grazie per le risposte, davvero gradite, e forte segnale di democrazia.
Con ricambiata stima
David Borrelli
Vero. Infatti ho inserito tutte le mozioni e gli ordini del giorno pervenuti, alla discussione o delle commissioni o del consiglio.Applicando il regolamento nel modo più imparziale possibile ma sempre attento allo spirito degli interventi e della discusssione.Al punto che, solo dopo cinque consigli, ho effettuato un intervento da consigliere- spostandomi dalla postazione ed attivando il segnatempo -come avviene per qualsiasi collega.
Mi consola il fatto di essere criticato sia dai colleghi della maggioranza che dell'opposizione: significa che la gestione è sufficientemente imparziale da scontentarli entrambi.
Con stima. renato Salvadori
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